Gli dei della notte

Dritto in piedi vicino alla porta di casa guardo le mie mani sporche e i miei vestiti e poi il pianerottolo silenzioso delle cinque del mattino: porte chiuse e gente che dorme: signori, io tra poco scenderò per le scale.
Guardo così una fila buffa di formiche che dai miei piedi si allunga dentro l’appartamento, un filo nero che va segnando il corridoio triste e attraversa la cucina in disordine fino alla stanza da letto dove lei sembra dolcemente addormentata  come una ninfa  mentre gli insetti laboriosi camminano sul suo viso freddo.
T’aspettavo sotto le foglie di quell’albero sul fondo della strada e pioveva pure peggio delle altre volte, peggio di quelle volte quando pure ero straniero senza saperlo.
T’aspettavo con una sigaretta spenta e bagnata che non avrei fumato e quell’immagine di te che continuamente si materializzava e poi sfumava nella memoria fallace e nella pioggia lenta, cercando di indovinare quale nuovo trucco cheyenne t’avrebbe ornato il volto, con quale bizzarro trucco saresti venuta.
Ti avrei poi riconosciuta?
Poi sotto l’albero passò quella vecchia signora e mi guardò scuotendo la testa.
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Autore:

Arcimboldi è mio amico, Arcimboldi è l'uomo solitario che passa

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