Julio

Quello che volevo fare, quello che dovevo fare, un po’ di tempo fa l’ho fatto. Pioveva leggermente quella mattina che adesso sembra già così lontana e come vissuta da un altro. Un po’ bagnato, un po’ impacciato, sono entrato attraverso il grande cancello ed una brutta signora che stava di guardia all’ingresso mi ha guardato in tralice. Ho chiesto la mappa di quel posto perché anche se sapevo che tu eri la’ ad aspettarmi , temevo di non poterti trovare fra tutta quella gente. 

Così mi sono incamminato guardando un po’ in giro mentre la pioggia cadeva sugli alberi e su di me e sul foglio di carta che portavo in mano; al di la’ del muro continuava il rumore di Parigi ma dove camminavo io c’era solo silenzio ed acqua che scivolava via su tutte le cose.
Di fronte a me ho visto il grande angelo con le ali di marmo e poi ho cominciato ad andare avanti e indietro sperando di poter leggere il tuo nome in mezzo a quello degli altri ma col passare del tempo ho temuto di non riuscirci: eravate così in tanti nella vostra città silenziosa.
Così, prima di incontrare te, mi e’ toccato di incontrare Charles e ti devo dire che se non fosse stato per un corvo provvidenziale che, come a suggellare l’incontro, ha cominciato a gracchiare, sarei rimasto un po’ deluso.
Charles era li’ davanti a me, ma forse complice il tempo, sembrava in condizioni penose o meglio sembrava che tutti lo avessero abbandonato. Così sono rimasto a guardarlo nel silenzio e nella pioggia rammaricandomi di non conoscerlo abbastanza per potergli dire qualcosa, poi sono andato via perché c’eri tu ad aspettarmi ed io ancora non ero riuscito a trovarti.
Ho continuato a camminare guardando la mappa che si copriva di gocce d’acqua che cominciavano a cancellare l’inchiostro così come gli anni e il muschio cominciavano a cancellare qualcuno dei vostri nomi ed era penoso camminare così in mezzo a voi con quel senso di ansia e di abbandono e di esilio dal mondo che forse tu solo avresti potuto capire.
Così, quando già disperavo, e’ successo.
E’ stato un lampo di dolore, una vertigine di tenerezza. 
Cercando vanamente di scriverti un biglietto, continuavo a guardarti.
Fuori, al d la’ del grande muro, il rumore incessante di Parigi.
Non ti ho lasciato nulla di mio tranne un “grazie” pensato ed una lacrima che il vento ha asciugato in fretta.

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Autore:

Arcimboldi è mio amico, Arcimboldi è l'uomo solitario che passa

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